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Abilitazione professionale ed inserimento lavorativo
Handicap e lavoropg.1/1 
 
 

L'inserimento lavorativo dei disabili è oggi condizionato da una complessa serie di fattori, tra cui sicuramente quello culturale riveste un ruolo fondamentale, in quanto è ancora ampiamente diffuso il concetto che il portatore di handicap non possa svolgere efficientemente alcun tipo di lavoro.

Una delle cause che favoriscono il permanere di questo concetto stereotipato è attribuibile sicuramente al fatto che gli strumenti per l'inserimento lavorativo dei disabili non tengono in alcun conto le loro capacità e competenze, contribuendo quindi ad evidenziare soprattutto le "incapacità" e le differenze.

Ne consegue che, nonostante l'attivazione del collocamento obbligatorio e gli eventuali incentivi rivolti alle imprese che assumono persone appartenenti a categorie cosiddette "svantaggiate", il livello occupazionale di tali soggetti è assolutamente insoddisfacente e si è arrivati al paradosso di imprese che preferiscono pagare le multe previste piuttosto che assumere un disabile.

Non stupisce, quindi, che nella presente indagine emerga che ben l'83,4% delle imprese siciliane intervistate non abbia in organico personale portatore di handicap.

Eppure, tra gli intervistati che invece hanno potuto verificare la qualità del lavoro svolto da questi soggetti la soddisfazione è ampiamente diffusa (94,1%) e solo in due casi sono state espresse delle riserve, motivate dalla scarsa specializzazione e capacità tecnico-operativa.

Un ulteriore elemento di riflessione è costituito dal fatto che il personale disabile risulta impiegato in differenti livelli di inquadramento: se in prevalenza si tratta di operai generici, numerosi sono anche gli operai qualificati e gli impiegati e si rileva la presenza di disabili anche tra i tecnici e i dirigenti.

Tra gli operai generici, si ritrovano i profili più tradizionalmente legati, nell'immaginario collettivo, alle mansioni che i portatori di handicap sono reputati in grado di svolgere, quali il magazziniere, il fattorino, il portiere, anche se non mancano figure coinvolte direttamente nei processi produttivi.

Gli operai specializzati sono invece tutti inseriti, naturalmente, nel ciclo produttivo, mentre tra gli impiegati oltre alla figura tradizionale del centralinista vengono citati stranamente anche i braccianti agricoli, oltre a personale impiegato in area amministrativa e di segreteria e nel campo della progettazione.

Il principale canale di assunzione continua ad essere il collocamento obbligatorio (48,4%), anche se in alcuni casi il disabile è stato assunto attraverso le normali procedure di selezione del personale (16,1%) o su richiesta nominativa (9,7%); alcune imprese di servizi si sono affidate alla segnalazione di amici e conoscenti (6,5% del totale), alcune imprese industriali ai centri di informazione disoccupati (3,2%) e solo le imprese artigiane hanno avuto contatti con le associazioni di volontariato (3,2%). Assente qualunque segnalazione da parte del sistema educativo; il 12,9% riguarda coloro che erano già presenti in azienda e che magari hanno subito un infortunio sul lavoro.

Anche per quanto riguarda la possibilità che la domanda di lavoro espressa dalle imprese possa essere soddisfatta anche da persone portatrici di handicap, le risposte fornite inducono a pensare che non sempre l'imprenditore distingue tra i diversi tipi e livelli di disabilità: se, infatti, il 29% ritiene possibile l'assunzione di disabili, il 45,6% la circoscrive a determinate mansioni lavorative e, tra chi ha risposto di no, solo in un caso tale posizione è comunque accompagnata dalla riflessione che l'eventuale assunzione dipende dal tipo di handicap posseduto.

Alla richiesta di specificare ulteriormente i motivi per cui si ritiene di non poter assumere portatori di handicap, la risposta più frequente è quella focalizzata sulla incompatibilità di tali persone con il tipo di lavoro svolto in azienda, e comunque tutte le risposte ruotano, con varie sfumature, intorno a tale opinione.

La visione del lavoratore portatore di handicap appare legata a schemi tradizionali: in generale, gli intervistati ritengono che, a prescindere dalle attuali necessità di personale, i disabili potrebbero trovare occupazione soprattutto nell'area amministrazione e segreteria e, secondariamente nell'ambito del sistema informativo-Ced; sono poche le imprese che persistono nella convinzione che un portatore di handicap non possa trovare alcuna collocazione lavorativa.

Il confronto con la domanda di professionalità permette dunque di identificare alcuni profili, soprattutto quelli di livello impiegatizio, su cui indirizzare le attività di formazione professionale dei portatori di handicap, per i quali si aprono probabilmente dei possibili percorsi di inserimento lavorativo se adeguatamente supportati da strumenti di incontro tra domanda e offerta espressamente dedicati a questo target. Sarebbe inoltre necessaria una incisiva azione di informazione e sensibilizzazione del mondo imprenditoriale, considerato che più della metà del campione di aziende (53,7%) è risultata non a conoscenza degli incentivi rivolti alle imprese che assumono portatori di handicap, un 11,1%, conoscendoli o avendone appreso l'esistenza, ha intenzione di usufruirne in futuro, mentre solo il 3,2% ne ha già usufruito.

Fonte: Censis

 
 
 

 
 
 
Autore: Anonimo   Data Inserimento: 5/12/2005 7:13:28 PM
 
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